Il simbolo del giornale, che poi diventerà partito, era un omino schiacciato da un torchio spinto da mani anonime, in modo da tirargli dalle tasche le scarse monetine che aveva; dal punto di vista ideologico, l'Uomo Qualunque si tirava fuori dalla "rissa [...] che si svolge tra uomini politici professionali, che vivono di politica, che non sanno far altro che politica, e che, per ragioni di pentola, hanno trasformato la politica in mestiere..."; "le vere forze politiche italiane non si sono ancora rivelate, come non si sono ancora rivelate le ben più importanti e decisive forze politiche europee. Non esistono partiti, ma programmi, sui quali uomini volonterosi operano per formare dei partiti. Quei programmi sono tutti affascinanti; le idee dalle quali nascono sono tutte nobili... Libertà, prosperità e giustizia sono generosamente promesse da tutti e, in teoria, non c'è che l'imbarazzo della scelta del più virtuoso tra tanti partiti tutti ugualmente perfetti. In pratica assistiamo all'ignobile spettacolo di un arrivismo spudorato, al brulicare di una verminaia di ambizioni, a una rissa feroce per conquistare i posti di comando dai quali poter fare il proprio comodo e i propri affari".
In netto anticipo sui tempi, dunque, Giannini diede voce, col suo linguaggio corrosivo e spietato, al sentimento dell'antipolitica e condusse una dura battaglia, per i tempi spericolata e originale, contro i politici di professione; una critica esagerata e un po' superficiale ma che, ripeto, va collocata nel contesto di un'epoca in cui l'uomo medio, la persona comune, si sentiva disorientata a dover decidere, dopo tanti anni di dittatura, in un sistema pluripartitico dove si fronteggiavano non soltanto diversi programmi ma diverse concezioni della vita e del futuro.
Il posizionamento nel mercato elettorale dell'Uomo Qualunque era individuato, con brutale precisione, da una storica vignetta nella quale, in una Roma ridotta in macerie, si leggevano su di un muro diverse frasi: "Abbasso Mussolini! Abbasso Hitler! Viva De Gasperi! Viva Togliatti!". Un omino passava e aggiungeva: "Abbasso tutti!". L'Uomo Qualunque si presentava davvero come alternativo a tutti: anticomunista ma anche antifascista, antinazionalista, europeista quando ancora l'Unione Europea era un miraggio, contrario a ogni guerra e a quella retorica patriottica e militarista che amava sbeffeggiare; critico persino nei confronti dei liberali e dei democristiani, cui contendeva l'elettorato moderato e cattolico (Giannini, con una certa solennità, si proclamava fedele ai principi e all'insegnamento della Chiesa di Roma); profondamente individualista, e schierato com'era dalla parte dei piccoli esercenti e delle imprese di modeste dimensioni, non poteva digerire neanche i grandi capitani di industria. Ma il movimento di Giannini, a ben guardare, manteneva un che di elitario, o comunque di snob: l'Uomo Qualunque non credeva che la politica dovesse assecondare gli umori delle masse; anzi, probabilmente, a fargli paura era proprio quella folla nella quale rischiava di disperdere la propria identità.
L'Uomo Qualunque, per certi versi, piuttosto che il contadino o l'operaio sembra il piccolo o medio borghese che da una parte si sentiva oppresso dallo Stato, da una pressione fiscale che percepiva come eccessiva e iniqua (simbolizzata dal torchio che lo schiacciava), dall'altra temeva quella massa che oramai aveva stabilmente diritto al voto e appoggiava quelle forze politiche che guardavano ad Est, al paradiso socialista di matrice sovietica; un Uomo Qualunque preoccupato non soltanto del suo benessere materiale, ma letteralmente disperato e angosciato dal timore di smarrire la sua identità, i suoi valori, la sua specificità, in una società di massa nelle quale diventava sempre più difficile rimanere una persona.
Proprio come nelle odierne metropoli, dove la gente può morire senza che il vicino di casa se ne accorga - è di qualche tempo fa la notizia, ma se ne potrebbero citare mille altre, di una signora inglese di mezza età che, quando fu ritrovato il suo corpo in decomposizione, era morta oramai già da diverso tempo. Nessun amico o familiare si era preoccupato di andarla a trovare; nessuno si era chiesto del perché era da giorni che non si faceva sentire, dato che probabilmente quella signora non aveva rapporti con nessuno, e chissà da quanto. Storie del genere sono sempre più frequenti non soltanto nelle megalopoli caotiche e invivibili, ma anche nelle città di medie e piccole dimensioni dove gli antichi legami sociali e i tradizionali punti di riferimento si sono smarriti, spesso senza che siano stati rimpiazzati da qualcosa di nuovo. (continua)
Pubblicato sul Quotidiano di Caserta del 30 dicembre 2006 a cura di Antonio Cilardo
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