Dal punto di vista giornalistico sono in molti a porsi la domanda: può la blogosfera condizionare l'informazione dei media mainstream, vale a dire dei tradizionali media di massa? Può costituire una valida alternativa ad essi? A riguardo sono molto scettico: sembra che giornali e televisioni, nel produrre la notizia, seguano ancora i tradizionali criteri del news making. A quanto pare, quando il loro desiderio è di informarsi, gli italiani amanti del web si collegano ai portali delle principali testate cartacee, come la Repubblica o il Corriere della Sera: i piccoli blogger dilettanti difficilmente potranno avere la stessa credibilità delle grandi aziende editoriali di tipo tradizionale, che rimangono un punto di riferimento importante, paradossalmente, anche per chi non mette piede in edicola. Impensabile che un blogger dilettante possa avere le stesse risorse materiali e di tempo, le stesse competenze, la stessa esperienza di un giornalista affermato che può dedicarsi anima e corpo all'attività.
Un po' diversa, forse, la situazione negli Stati Uniti, dove anche la politica presta più attenzione ai new media e dove molto spesso, negli ultimi anni, scandali e polemiche politiche sono partite proprio dalle pagine virtuali dei blogger. Detto questo, va osservato che anche in Italia diversi blogger hanno conquistato, con la loro competenza e autorevolezza, lo status di opinion leader: persone autorevoli a livello locale capaci di indirizzare chi li ascolta, filtrando e interpretando il flusso delle comunicazioni di massa.
Uno dei principali ingredienti del successo di un blog è, senza dubbio, la continuità. E' aggiornando continuamente le proprie pagine che i blogger riescono a fidelizzare un proprio pubblico di lettori, ad affezionarlo, diventando per loro un punto di riferimento nella blogosfera, una delle prime voci da ascoltare non appena si accende il computer; ed è puntando sulla continuità che la lettura di un blog diventa un'abitudine, un piccolo evento della giornata o della settimana atteso con interesse o addirittura trepidazione, non molto diversamente da quanto accade con altri tradizionali appuntamenti mediali, come un programma di infotainment o uno sceneggiato televisivo. Ancore attorno alle quali costruire la propria giornata oppure, addirittura, pezzi della propria personalità. Ed è anche per questa ragione che il blog deve comunicare coerentemente nel tempo la sua identità, ciò che lo rende unico e distinguibile nell'affollata blogosfera.
Cosa molto difficile: il blog è, per eccellenza, un medium eclettico, disordinato, che non sempre segue una direzione precisa. Spesso la politica si intreccia con altri temi e ciò che ne viene fuori è un confuso pachtwork, un miscuglio incoerente di frammenti eterogenei (in linea con le tendenze in atto già da anni nella società contemporanea, all'insegna della contaminazione dei generi e dei messaggi). Difficile, quindi, mantenere un'identità salda e coerente. Ed è difficile, in un contesto così confuso e frenetico, anche mantenere la calma, la serenità di cui necessitano l'analisi e la riflessione: nel blo
g, come in molte altre forme di comunicazione on line, il lasso di tempo che intercorre tra la preparazione del messaggio e la sua divulgazione è pressoché nullo.
Talvolta manca il tempo materiale per fermarsi a riflettere: ciò accade nella blogosfera e ancor di più, probabilmente, nei forum di discussione o nelle chat, dove la risposta all'interlocutore dev'essere immediata, in tempo reale, e quest'immediatezza non di rado innesca un dibattito decisamente acceso, poco ponderato, all'insegna del manicheismo e della passionalità, nel quale spesso e volentieri i diversi partecipanti se ne dicono di tutti i colori. Un po' come i talk show televisivi quando degenerano: anche qui manca il prezioso distacco della scrittura, manca la possibilità di tornare più volte sulle parole che scriviamo, di stemperare le emozioni e di rivedere le posizioni originarie, tutte cose che vengono in qualche modo naturali quando non è esiguo il divario temporale tra la stesura del testo e la sua pubblicazione sulla carta stampata (quella di giornale e, ancor di più, quella di un libro).
Pubblicato sul Quotidiano di Caserta del 26 febbraio 2007