
Normale che i sostenitori del SI’ (favorevoli, dunque, ad abrogare la legge sul divorzio) cercassero di valorizzare un’idea tradizionale di matrimonio, concepito come vincolo indissolubile, ponendo nel manifesto a sinistra (commissionato dalla Dc) una domanda cui è difficile rispondere: cosa sarebbe accaduto a questa anziana coppia se 20 anni prima fosse già stata in vigore la legge sul divorzio? L’introduzione del divorzio non rischia di rendere fragile il tessuto sociale? Non spinge a scelte avventate in quelle situazioni difficili che pure possono essere superate? Un manifesto che invita i passanti alla riflessione, dunque.
Il manifesto a destra, invece, sembra perseguire un obiettivo diverso: quello di costruire attorno alla campagna referendaria per l’abrogazione del divorzio un’immagine diversa, svecchiata, suggerendo che non solo le coppie anziane ma anche quelle decisamente più giovani possono essere ostili all’idea di un matrimonio effimero e favorevoli a un modello di famiglia tradizionale e “duratura”. Nel secondo manifesto un ignoto intervistatore porge il microfono ad alcune ragazzi (e ragazzi) di bell’aspetto, giovani, ben vestite: anche le persone alla moda possono apprezzare valori e costumi che molti ritengono sorpassati. La
campagna referendaria per l’abrogazione, malgrado fosse sostenuta dalla Chiesa e dalla Democrazia Cristiana, partito di maggioranza relativa, si risolse in una netta sconfitta. Segno che neanche la campagna pubblicitaria più riuscita può arginare trasformazioni sociali così imponenti e profonde.
L’ultimo manifesto non fu commissionato da un partito ma dall’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Testimonial d’eccezione le donne della famiglia Cervi, emblema della Resistenza partigiana nell’Emilia Romagna. La famiglia si difende contro il fascismo, recita il manifesto: anche i sostenitori del NO intendono difendere la famiglia, ma da un punto di vista diverso da quello cattolico. Il doppio riferimento è al fascismo contro cui combatté la famiglia Cervi ma anche al fascismo di chi vuole privare le donne della libertà di decidere e di porre fine a un matrimonio fallito. I manifesti politici, ancora una volta, non rappresentano donne perfette e artificiali come quelle della pubblicità commerciale, bensì donne umili, ricche di esperienza, che nella fattispecie incarnano un valore fondante della Repubblica italiana, vale a dire la lotta al nazifascismo.
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